Scheda botanica PDF Stampa E-mail

a cura del Prof. Francesco Minonne


Famiglia: MORACEAE; Specie: Ficus carica L.; Nome comune: Fico domestico

 

Ficus carica L. è una specie arborea, presente un po’ ovunque nel bacino del Mediterraneo e diffusa, sin dall’antichità, in quasi tutti i continenti nelle rispettive aree caldo-temperate. Secondo De Candolle (1883), il fico è originario dell’Asia Minore. La filogenesi della specie risulta tuttora complessa, importanti autori quali Tschirch e Ravasini, indicano un tipo originario con fiori femminili assieme a fiori maschili, nella prima fioritura (1° generazione), e con soli fiori femminili ed infruttescenze eduli nella seconda (2° generazione). Da questa forma originaria (razza erynosice) si sarebbero originate, per coltura, due ulteriori razze: caprificus L. e domestica L.; la prima con fiori maschili assieme a fiori femminili e senza frutto edule, la seconda con soli fiori femminili e frutto edule.

 

Queste infiorescenze sono racchiuse in ricettacoli carnosi, e ne tappezzano le pareti interne; nel loro insieme formano così i falsi frutti del fico chiamati “siconi”. Il siconio termina nella parte superiore con un foro (ostiolo), munito di squame (squame ostiolari), il quale mette in comunicazione la cavità interna con l’esterno. Il siconio assume all’esterno la forma di una trottola più o meno allungata e di diverso colore a maturazione a seconda della varietà. Le piante di fico domestico possono produrre, secondo le cultivar (varietà coltivate), tre tipi di infruttescenze in tre diverse generazioni: quelle con una sola generazione producono i “fòrniti” o “fichi veri” e si dicono “unìfere”; quelle con due generazioni producono i “fòrniti” ed i “fioroni” e si dicono “bìfere” ed infine le più rare, dette “trìfere”, producono “fòrniti”, “cimaruoli” e “fioroni”. I fioroni o “fiori di fico” si formano nell’autunno e nella primavera, si sviluppano e giungono a maturazione tra la fine di giugno ed i primi di luglio; i fichi veri, invece, si formano in primavera all’ascella delle foglie dei nuovi germogli e maturano in agosto-settembre, fino ad ottobre-novembre in alcune varietà più tardive. La maturazione è raggiunta quando sulla buccia si distinguono le caratteristiche screpolature ed il picciolo del siconio cambia l’angolo di attaccatura con il ramo.

 

Le foglie, caduche, sono palmate, unilobate o plurilobate con lobi più o meno pronunciati a seconda delle varietà e del vigore della pianta; la pagina superiore è verde più intenso e lucido rispetto alla pagina inferiore ed entrambe risultano scabre al tatto. Particolarmente spiccato è il fenomeno della eterofillia; sulla stessa pianta sono infatti presenti foglie di forma diversa, da unilobata a plurilobata o con margine fogliare diversamente conformato; ogni varietà, tuttavia, esprime una diversa percentuale tra le diverse tipologie fogliari e si caratterizza per una forma prevalente.

Le gemme possono essere “a legno” o “fiorifere” a seconda del loro destino; quelle a legno sono in genere situate all’estremità dei rami; quelle fiorifere si trovano, invece, all’ascella delle cicatrici delle foglie dell’anno precedente o delle foglie dei rami dell’anno e dei germogli dell’anno. La rottura dei rami, il distacco dei frutti e delle foglie, quando la pianta è in vegetazione, provoca la fuoriuscita della linfa lattiginosa (latte di fico) irritante ed appiccicosa.

 

Il fico è considerato pianta xerofila dei climi subtropicali e temperati. La biologia e morfologia fogliare e radicale spiegano il suo ampio potere di resistenza ad alcuni fattori climatici e pedologici. Il potente sistema radicale, capace di esplorare vari strati di terreno, e le foglie coriacee e prontamente caduche permettono alla pianta di resistere alla scarsa umidità del terreno. La vegetazione però si avvale ottimamente dell’umidità esistente nel terreno e delle frequenti piogge, specie quando il terreno è sciolto e la temperatura è elevata. La produzione è, invece, deprezzata dall’eccesso di umidità perché i siconi risultano più acquosi, si spaccano irregolarmente sull’albero, si acidificano, si ammuffiscono rapidamente e richiedono maggior tempo per l’essiccamento.

 

Bibliografia: De Candolle A., 1883 - L’origine delle piante coltivate. Fratelli Dumolard, Milano; Donno G., 1959 – Il Fico. Annali della Facoltà di Agraria, Università di Bari 13: 1-31; Godini A., 1991 – Fico. In AA. VV. Frutticoltura speciale. Reda, Roma; Pignatti S., 1982 – Flora d’Italia. Edagricole, Bologna; Vallese F., 1909 – Il Fico. Libreria Editrice Francesco Battiato, Catania.

 

 
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